Quante volte avete rifatto il budget, l'anno scorso, prima di approvarlo?
Se la risposta è "una", quello che avete approvato non era un budget. Era una proposta.
La settimana scorsa abbiamo detto che il budget non si scrive a dicembre, e che settembre e ottobre servono a preparare le condizioni. Ma resta la domanda che conta di più: come si fa. Perché il motivo per cui quei due mesi servono non è che il lavoro sia lungo. È che va rifatto.
Una catena, non un modulo
Un budget non si compila. Si costruisce, anello dopo anello, e ogni anello prende in ingresso quello che il precedente ha prodotto.
Il preconsuntivo dell'anno in corso: dove state andando davvero, non dove eravate a giugno. Gli indirizzi della direzione: le due o tre scelte che cambiano l'anno prossimo, decise prima di qualsiasi numero. Il budget commerciale: i ricavi attesi, costruiti cliente per cliente o linea per linea, non con una percentuale sul totale. I costi, variabili e di struttura, dimensionati sui volumi che il budget commerciale ha appena dichiarato. Il piano degli investimenti, con importi e tempi. E infine la composizione del quadro previsionale: tutto insieme, in un conto economico e in un piano finanziario.
Sei anelli. Ognuno dipende dal precedente — e ognuno può rimettere in discussione quello che viene prima.
La prima passata dice quanto vorreste
Ed è normale che sia così. Il commerciale porta numeri ambiziosi, gli investimenti sono tutti necessari, la struttura è quella che serve per crescere. Presa da sola, ogni parte è ragionevole.
Il problema è che le parti sono state pensate separatamente. Chi ha costruito i ricavi non aveva sotto gli occhi il costo del personale che quei ricavi richiedono. Chi ha chiesto l'investimento non stava guardando la cassa di marzo.
La seconda passata è il budget
È nella seconda passata che il budget diventa una scelta: quando i ricavi che avete immaginato incontrano i costi che li rendono possibili, e il piano chiede di essere ridimensionato o di essere difeso.
Sono due esiti diversi e vanno entrambi bene. A volte si scopre che il piano regge, e allora si è guadagnata una cosa preziosa — la fiducia nei propri numeri, che a gennaio vale più del margine. Altre volte si scopre che non regge, e allora bisogna scegliere: si rinuncia a un investimento, si rivede un prezzo, si accetta di crescere meno.
Quella scelta è il budget. Tutto il resto è documentazione.
Chi comincia a dicembre non arriva mai qui. Fa una passata sola, la guarda, la approva. Non perché non sappia che andrebbe rivista, ma perché non ha più i giorni per farlo.
La terza passata
Serve a verificare che le decisioni prese nella seconda siano state riportate ovunque. Se avete rinunciato all'assunzione di febbraio, il costo del personale va corretto, ma anche il volume di produzione che quell'assunzione doveva sostenere, e i ricavi che ne dipendevano.
È il passaggio più noioso e quello che salta più spesso. Ed è il motivo per cui certi budget si contraddicono al proprio interno senza che nessuno se ne accorga fino a marzo.
Nessuno naviga sulla prima linea tracciata
Sulla carta nautica la rotta si traccia, poi si verifica — le profondità, i passaggi, il carburante necessario — e poi si corregge. Tre volte sulla stessa carta, con la nave ancora ferma.
Un comandante che partisse sulla prima linea tirata a matita non sarebbe coraggioso. Sarebbe uno che non ha guardato.
Lo strumento: il calendario di budget
Perché tre passate accadano, vanno messe a calendario prima. Altrimenti la seconda non si fa: si esegue la prima, il tempo si esaurisce, e si approva ciò che c'è.
Un calendario di budget è una tabella scarna. Ha una riga per ogni fase, e per ciascuna dichiara tre cose: chi risponde di quella fase, entro quando la consegna, e che cosa produce.
| Fase | Chi risponde | Esito |
|---|---|---|
| Preconsuntivo dell'anno in corso | Amministrazione | Dove si chiuderà davvero, e perché |
| Indirizzi di direzione | Titolare e direzione | Le due o tre scelte dell'anno prossimo |
| Budget commerciale | Responsabile commerciale | I ricavi attesi, e la ragione di ogni variazione |
| Budget dei costi | Amministrazione e responsabili di funzione | I costi che quei ricavi richiedono |
| Piano degli investimenti | Titolare e direzione | Che cosa si compra, quando, con quali risorse |
| Prima stesura d'insieme | Chi tiene i numeri | Il conto economico previsionale, per la prima volta completo |
| Seconda passata | Direzione con i responsabili | Le rinunce e le conferme, messe per iscritto |
| Allineamento | Chi tiene i numeri | Una versione coerente in ogni sua parte |
| Approvazione | Direzione | Il budget dell'anno, con i suoi responsabili |
Le righe che quasi nessuno mette a calendario sono le ultime tre. Eppure sono le uniche che trasformano un elenco di numeri in un piano.
Il ritmo, per un'azienda di media dimensione, va da metà settembre a fine novembre. Non perché il lavoro richieda settanta giorni, ma perché tra una decisione e la successiva serve il tempo di pensarci.
Perché è più difficile di quanto sembri
Un calendario così si scrive in mezz'ora. Farlo funzionare è un'altra cosa, e vale la pena dire dove si inceppa.
La sequenza non è mai davvero lineare. Il piano degli investimenti cambia i costi, i costi cambiano i prezzi, i prezzi tornano indietro sul budget commerciale. Chi tiene il calendario deve sapere quali ritorni sono fisiologici e quali invece segnalano che una fase precedente è stata fatta male.
I dati che servono spesso non esistono nella forma giusta. Il preconsuntivo chiede una lettura per cliente, per linea o per commessa che molte contabilità non producono, perché sono organizzate per adempimento e non per decisione. Prima di poter pianificare, a volte bisogna costruire il modo di leggere l'azienda.
Il livello di dettaglio è una scelta, e sbagliarla costa. Troppo grosso e il budget non guida nulla; troppo fine e nessuno lo aggiorna oltre febbraio. Il punto giusto dipende dalla dimensione, dal settore e da quanto l'organizzazione è abituata a misurarsi.
E poi c'è la parte che nessun manuale scrive. Il budget è un documento tecnico e insieme un fatto politico. Chi propone i numeri sa che su quei numeri sarà giudicato, e quindi tende a proporne di prudenti. Chi li riceve lo sospetta, e alza. La seconda passata è il momento in cui questa partita viene giocata, e serve qualcuno che la arbitri — qualcuno che regga il calendario e le date, che faccia le domande scomode a tutti allo stesso modo, e che non abbia un interesse nel risultato.
Nelle aziende dove funziona, quel ruolo esiste. Non è sempre una persona esterna, ma è sempre qualcuno che non sta negoziando.
Il punto
Il budget non fallisce per incapacità tecnica. Fallisce perché il processo che lo produce non ha un proprietario, un ritmo e un arbitro.
Le tre passate non sono un raffinamento da manuale: sono il minimo perché i numeri si parlino prima di diventare impegni. E le date che le rendono possibili si mettono a calendario adesso, mentre siamo ancora in porto.