Governare · 2 di 4

Avete costruito un'azienda, o un mestiere che non vi lascia andare?

È una domanda che pochi imprenditori si fanno, perché fa male. Ma c'è un modo semplice per rispondere: provate a immaginare di sparire per un mese. Quello che immaginate accadere, in quel mese, vi dice la verità su cosa avete davvero costruito.

CS
Carlo Stranges
Consulente di Direzione · CMC · Innovation Manager MIMIT
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Il nodo che lega chi guida a ciò che ha costruito — Capitolo Governare, Studio Stranges Insight

Facciamo subito la prova, perché è la cosa più onesta che possiate fare. Immaginate di dovervi fermare per un mese. Non una vacanza programmata, con tutto sistemato in anticipo: un imprevisto. Una cosa che vi toglie dall'azienda da domani mattina, per trenta giorni, senza preavviso. Provate a vedere cosa succede in quel mese.

Se quello che immaginate è un'azienda che rallenta ma cammina — le persone decidono, i clienti vengono serviti, i problemi si risolvono senza di voi, magari non come avreste fatto voi ma si risolvono — allora avete costruito un'azienda. Se invece quello che immaginate è tutto che si ferma, decisioni che si accumulano in attesa del vostro ritorno, clienti che chiedono "ma c'è il titolare?", e voi che dal letto o da dove siete continuate a rispondere al telefono perché senza di voi non si va avanti — allora, con tutto il rispetto per il lavoro di una vita, non avete costruito un'azienda. Avete costruito un mestiere. Molto sofisticato, molto redditizio magari, ma un mestiere: un lavoro che dipende dal fatto che ci siate voi a farlo.

E prima di andare avanti voglio dire una cosa, con chiarezza, perché conta. Se siete nel secondo caso, non è una colpa. È la cosa più naturale del mondo. Le aziende nascono così: nascono perché c'è qualcuno che le fa esistere con la propria presenza, la propria testa, le proprie giornate. All'inizio dovete esserci voi, in ogni cosa — è giusto, è inevitabile, è il motore che fa partire tutto. Il punto non è pentirsi di esserci stati. Il punto è capire che quella stessa indispensabilità che all'inizio era il motore, a un certo momento diventa il soffitto. E quel momento, di solito, arriva senza che nessuno lo annunci.

La cosa che nessuno vi dice sul valore

Per anni avete vissuto l'essere indispensabili come una medaglia. "Senza di me qui non funziona niente" è una frase che, detta a bassa voce, riempie di un certo orgoglio. È la prova che contate, che il vostro lavoro ha un peso, che avete costruito qualcosa che ha bisogno di voi. È umano e comprensibile.

Ma c'è una verità scomoda sotto quella medaglia, e ve la dico senza giri di parole: un'azienda che dipende interamente da voi vale meno di quanto pensate. Non meno come fatturato — magari fattura benissimo. Meno come patrimonio. Perché un'azienda che funziona solo con voi dentro è un'azienda che non potete lasciare: non potete venderla per quello che vale, perché chi la comprasse sa che senza di voi vale molto meno; non potete passarla con serenità a un figlio o a un collaboratore, perché non avete costruito ciò che serve perché regga senza di voi; non potete neppure permettervi di ammalarvi a lungo. Avete costruito un patrimonio che non potete incassare. È vostro, ma non potete toccarlo senza farlo crollare.

Un'azienda che funziona solo con voi dentro è un patrimonio che non potete incassare. È vostro, ma non potete toccarlo senza farlo crollare.

Il momento in cui questa verità diventa numeri

Per molto tempo questo discorso resta astratto, una riflessione che si può rimandare. Poi arriva un momento in cui diventa concreto, fatto di cifre — e vorrei usarlo come esempio, perché lo vedo accadere sempre più spesso tra le aziende con cui lavoro. È il momento in cui un imprenditore pensa di aprire il capitale a un fondo di investimento. Per crescere, per fare un salto che da soli non si riesce, per monetizzare in parte ciò che si è costruito.

È un'opportunità reale, e non sono qui per consigliarla o sconsigliarla: dipende dai casi. Ma c'è una cosa che succede sempre, in quei tavoli, ed è istruttiva anche per chi un fondo non lo vedrà mai. La prima cosa che un fondo valuta è proprio quanto l'azienda dipende dal suo fondatore. E quella dipendenza, che voi avete sempre vissuto come un pregio, lì viene trattata per quello che è dal punto di vista del valore: un rischio. Si traduce in uno sconto sul prezzo, in clausole che vi legano all'azienda per anni proprio perché senza di voi varrebbe meno, in una due diligence che mette a nudo la vostra indispensabilità non come una forza, ma come una fragilità da prezzare.

E c'è un secondo aspetto, ancora più rivelatore. I fondi, quando entrano, impongono quasi sempre le stesse cose: organi decisionali che funzionino senza dipendere da una persona sola, indicatori, processi misurabili, deleghe vere. Impongono, dall'esterno e alle loro condizioni, esattamente quel lavoro di costruzione della governance che l'imprenditore avrebbe potuto fare prima, con i suoi tempi e la sua libertà. È il punto che vorrei restasse: o costruite voi la governance quando avete tempo e potete farlo a modo vostro, o ve la imporrà qualcun altro quando avrete bisogno di lui — e non sarà più a modo vostro.

Costruire la non-dipendenza non è perdere potere

Qui di solito scatta una resistenza, ed è giusto nominarla. Molti imprenditori sentono che rendere l'azienda capace di funzionare senza di loro significhi, in qualche modo, rendersi superflui. Tolgo a me stesso la ragione per cui conto. È una paura comprensibile, ma è esattamente rovesciata rispetto alla realtà.

Costruire un'azienda che regge senza di voi non vi rende superflui: vi rende liberi. Liberi di scegliere. Liberi di restare perché volete, non perché dovete. Liberi di vendere se vorrete, di passare il testimone quando deciderete, di ammalarvi senza che crolli tutto, di prendervi un mese senza il telefono che squilla. La differenza tra avere un'azienda e avere un mestiere è esattamente questa: la prima ve la potete permettere di lasciare, e proprio per questo potete scegliere di tenerla. La seconda vi tiene, che lo vogliate o no.

E c'è un fatto che trovo quasi consolante: questo vale a prescindere da cosa volete fare. Vale se sognate di vendere, perché crea valore vendibile. Vale se non vendereste mai, perché vi dà la libertà di chi resta per scelta. Vale se pensate a un fondo e vale se non ci pensate affatto. Costruire un'azienda che non dipende da voi è l'unica cosa che migliora la vostra posizione qualunque sia la strada che prenderete. Non è una rinuncia. È la forma più alta di proprietà: possedere qualcosa al punto da potervene anche separare.

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La prova del mese non misura quanto siete bravi. Misura quanto siete liberi. E la libertà, per chi ha costruito un'impresa, è l'unico patrimonio che vale davvero quanto sembra.

Governare — secondo articolo del percorso sul mestiere di chi guida un'impresa. Nelle prossime settimane: il vertice come collo di bottiglia silenzioso, e le decisioni che restano davvero a chi guida. Il tema del trasferire ciò che si è costruito — a un successore, a chi viene dopo — sarà al centro del prossimo capitolo, a luglio. Ogni martedì.
Una conversazione, senza impegno

Avete fatto la prova del mese — e la risposta non vi è piaciuta?

Costruire un'azienda che regge anche senza di voi non si improvvisa, ma si può iniziare in qualsiasi momento. Se volete capire da dove cominciare nel vostro caso specifico, possiamo parlarne in una conversazione di trenta minuti: senza impegno, senza materiale commerciale.

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